Ci sono grandi racconti su luoghi storici e poi, come in questo caso, ci sono luoghi storici che raccontano grandi storie: di uomini veloci come il vento, di sfide concluse in volata, di auto e piloti divenuti leggenda. Storie dell’Autodromo di Monza, che ripercorriamo attraverso un viaggio nel tempo, anche fotografico*. Viaggiamo allora ancora una volta nel tempo, con la nostra AT03!

Le origini del mito

L’idea di realizzare un circuito capace di ospitare competizioni motoristiche e attività sperimentali d’ogni tipo è venuta ai soci dell’Automobile Club Milano, che hanno voluto celebrare il 25° anniversario della loro associazione in grande stile. Nonostante la prima pietra simbolica viene posta a febbraio, i lavori veri e propri iniziano il 15 maggio e si concludono il 15 agosto 1922. Bastano 110 giorni di duro lavoro per dar vita al terzo autodromo al mondo, dopo quelli di Brooklands e Indianapolis.

La prima volta non si scorda mai

3 settembre 1922: la prima competizione ufficiale all’Autodromo di Monza è una gara per vetturette, vinta da Pietro Bordino, uno dei piloti italiani più famosi degli anni Venti. Il suo nome è inciso nell’albo d’oro del Gran Premio automobilistico d’Italia, disputato una settimana più tardi, mentre sulle due ruote la prima affermazione porta la firma di Amedeo Ruggeri, vittorioso sulla sua Harley Davidson 1000.

Tempio della velocità

Il primo a toccare i 200 chilometri orari è Achille Varzi sull’Alfa Romeo P2: la sua vittoria al Gran Premio di Monza del 1929 è talmente spettacolare che qualcuno propone sarcasticamente di ribattezzare la pista in “Varzodromo di Monza”. Insieme a Tazio Nuvolari, Varzi è protagonista di una grande rivalità che scrive interi capitoli nella storia del motorsport. I due si ritrovano insieme anche al volante delle vetture Alfa Romeo, che a Monza erano proprio di casa. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale ferma qualsiasi attività in pista e solo nel 1948 si procede con il ripristino integrale dell’Autodromo, anche se quell’anno le massime competizioni nazionali automobilistiche si sposteranno a Torino.

L’inizio di un grande amore

Nel 1950 nasce il Campionato Mondiale di Formula 1 e Monza ospita la settima e ultima tappa della stagione. È un dominio tutto italiano: Nino Farina, al volante della sua Alfa Romeo, vince gara e titolo di campione del mondo. Insieme a lui sul podio Dorino Serafini e Alberto Ascari su una Ferrari condivisa – eh sì, altri tempi – mentre terzo è Luigi Fagioli con un’altra Alfa Romeo. Da quel momento, Monza diventerà la casa del Gran Premio d’Italia di Formula 1 in tutte le stagioni disputate fino a oggi, eccezion fatta per l’edizione del 1980, che va a Imola. Quando nel 1955 viene costruita la Sopraelevata – conosciuta anche come Anello Alta Velocità – la F1 non perde occasione per usarla nel GP d’Italia. È così anche per le edizioni del ’56, ’60 e ’61.

Gli arrivi in volata

Dopo l’eccezionale vittoria di John Surtees su Jack Brabham, divisi da soli 2 decimi di secondo sotto la bandiera a scacchi, Monza ci racconta che si poteva fare ancora meglio. Il Tempio della Velocità, nel GP d’Italia 1971, è scenario di una sfida a cinque fino alla bandiera a scacchi, con i primi due – Gethin e Peterson – divisi solamente da un centesimo di secondo!

Velocità e sicurezza

Gli anni ’70 portano con sé una presa di coscienza della Formula 1 sulla sicurezza e l’Autodromo di Monza è pioniere sotto questo profilo. D’accordo con la GPDA (Grand Prix Drivers Association) realizza nel 1972 due chicane allo scopo di ridurre la velocità d’ingresso alla Curva Grande e alla Curva Ascari: è l’inizio dell’evoluzione del tracciato che, a più riprese, subirà diverse modifiche per diventare ciò che conosciamo oggi. Ma Monza ha giocato un ruolo da protagonista anche per la nostra sicurezza quotidiana, contribuendo attivamente alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni come il guard-rail e l’asfalto drenante.

Che rumore fa la felicità?

Secondo noi, quello della pioggia battente, la stessa che ha caratterizzato il weekend di Monza nel settembre 2008. Nella nostra memoria scorrono ancora quelle immagini, ben nitide, che vedono un giovanissimo Sebastian Vettel ottenere la pole position e la vittoria del Gran Premio d’Italia, ottenendo così la nostra prima vittoria in Formula 1, come Scuderia Toro Rosso.

Come in un film

Quasi come in una sceneggiatura perfetta, la nostra storia e quella di Monza s’intrecciano nuovamente nel 2020, nel nostro primo anno come Scuderia AlphaTauri. In un Autodromo completamente vuoto, a causa delle restrizioni di quell’anno legate alla pandemia, Pierre Gasly rompe il silenzio con il suo urlo di gioia portando la AT01 per primo sotto la bandiera a scacchi!

100 anni di una storia fantastica, che è anche un po’ nostra. 100 anni da celebrare, guardando però avanti, come ha sempre fatto la Formula 1. Sono soprattutto posti come il “Tempio della Velocità” che rendono magico il nostro sport. Tanti auguri, Monza!

 

*Photo Credit: Autodromo Nazionale di Monza, Archivio